La classificazione: categorie VS tag

Cosa sono categorie e tag?

Sono sistemi di classificazione dei contenuti.

Attribuire categorie e tag a un contenuto significa imporre chiavi di lettura predeterminate a quel contenuto.

Di fatto si tratta di generare diversi percorsi di intrepretazione di un oggetto informativo strutturato come un sito, e darne una serie di “mappe mentali” concorrenti e parallele, percorsi con briciole di pane. 

La classificazione mentale è quasi sempre non univoca, e quella digitale è – grazie alla natura stessa del media – multipla a sua volta, potendo rappresentare e costruire facilmente percorsi diversificati a diversi oggetti. 

Servono a renderli ricercabili e ben indicizzati, e garantire diversi punti e percorsi di accesso e navigaizone agli utenti, in modo da potervi accedere da diversi punti di vista.

Rappresentano in primis la lettura e l’interpetaizone funzionale del contneuto da parte dell’autore (singolo o  redaizone che sia).

Rappresenta un validissimo sistema di raccolta informaizoni da parte dei motori di ricerca.

Quindi i punti di vista da rappresentare e tenere in mente sono tre, nel seguente ordine:

  1. autore – come lo intendo nel tessuto e nella logica del mio sito?
  2. utente – come l’utente cerca e interpreta questi dati? fare uso dei dati di analytics
  3. motore – come gli spider navigano e vedono i dati? navigazioni automatiche tematiche (menu/archivi/tag/cat/tassonomie) + accorgimenti SEO

Una volta questo metodo si diceva “classificazione a faccette” (dall’orrenda traduzione dall’inglese “faceted”), oggi si preferisce “multiclassificazione”.

Si noti che la struttura stessa delle directory in un file system di un computer qualsiasi è un principio applicato di gerarchia tassonomica con un punto radice (tipo c:/windows e altri) e una serie di nodi che si dipanano da questo. 

Le classificazioni devono essere ben studiate, strutturalmente stabili e coerenti, condivise nella logica e nell’uso con l’intera redazione.

Tag e categorie sono differenti per due ragioni, una più pratico/operativa, l’altra di semantica pura:

  1. le categorie sono strettamente tassonomiche, quindi gerarchiche (hanno figli e genitori), mentre i tag sono “piatti”
  2. le categorie sono macrodescrittori generali rispetto all’economia del sito, mentre i tag sono microdescrittori locali.

ne consegue che:

  • le categorie possono essere annidate, tipo: catalogo/prodotti/libri/narrativa/italiana/contemporanea e i tag no
  • le categorie devono rendere le strutture portanti dei contenuti generali, quindi saranno molte meno dei tag.

in generale, escludendo enormi portali e ecommerce (il catalogo è sì tassonomico, ma segue regole a parte), le categorie devono stare entro 10-20 unità massimo (io preferisco entro le 10), mentre i tag possono proliferare maggiormente, ma senza esagerare: vale sempre il discorso molto progmatico per cui assurge a dignità di tag il descrittore che posso associare ad almeno 4-5 contenuti, altrimenti non ne vale la pena, e la distribuzione si frammenta tanto da pardere il concetto di raggruppamento tematico (e si finisce un po’ come nella mappa del kublai kahn e marco polo, in cui la mappa troppo dettagliata alla fine coincide col terriorio e perde il suo senso di “mappa” – Italo Calvino, “Le città invisibili” – Sul senso del viaggiare).

le categorie sono quindi ciò che in generale chiamiamo tassonomie, e possono essere a loro volta multiple per tipologia, in modo da creare ulteriori percorsi e ricchezza di visione e navigazione

Per fare un esempio:

un ebook di tipo .mobi di saggistica letteraria su autori russi dell’800 scritta da un autore tedesco può avere le seguenti tassonomie:

  • medium: ebook (libri, tutorial, dispense…)
  • tecnologia: .mobi (pdf, odf, epub…)
  • argomento: saggistica/letteratura (annidato)
  • nazione: russia
  • periodo: Ottocento
  • lingua: tedesco

e volendo si possono attribuire come tag: 

  • nome autore
  • casa editrice
  • scrittori di cui si parla (tipo “Puskin”)

in questo modo avrò quel medesimo contenuto ricercabile in tutti questi percorsi e “tagli” tematici: peraltro cliccando sulla casa editrice nella tipologia tag accederò ad un archivio automatico dei contenuti che condividono quel tag, quindi avrò un immediato accesso a tutti i libri recensiti sul sito che sono stati editi da quella specifica casa editrice. e così quelli il cui autore è quello del mio libro, quelli che parlano specificamente di Puskin, quelli (passando alle tassonomie) di letteratura russa, ecc.

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FONTI E RIFERIMENTI UTILI

https://it.wikipedia.org/wiki/Tassonomia  – origine nella classificazione delle specie in biologia – è gerarchica

https://it.wikipedia.org/wiki/Gerarchia  – sistema ad albero con radice e nodi univoci

http://guide.dev2web.org/web-theory/tassonomia-la-classificazione-gerarchica 

Tassonomia: classificazione gerarchica applicata al web

Il termine tassonomia in inglese taxonomy deriva dal greco ταξις, taxis (che significa “ordinamento”) e νομος, nomos (che significa “regola”), quindi il significato è “regola di ordinamento”, cioè il criterio con cui si classifica.

In ambito web la tassonomia si riferisce alla classificazione degli argomenti presentati dal sito, attraverso principi e concetti di comunicazione.

Definizione matematica

“Secondo la matematica una tassonomia è una struttura ad albero di istanze (o categorie) appartenenti ad un dato gruppo di concetti. A capo della struttura c’è un’istanza singola, il nodo radice, le cui proprietà si applicano a tutte le altre istanze della gerarchia (sotto-categorie). I nodi sottostanti a questa radice costituiscono categorie più specifiche le cui proprietà caratterizzano il sotto-gruppo del totale degli oggetti classificati nell’ intera tassonomia.”

Applicazione pratica della tassonomia

Il corretto sviluppo della tassonomia di un sito web permette di raggiungere un duplice obiettivo: da un lato si rende il sito più fruibile dal navigatore, facilita il reperimento delle informazioni e, più in generale, favorisce l’usabilità del sito stesso.

L’altro obiettivo, non meno importante, è l’importanza della tassonomia nell’indicizzazione sui motori di ricerca: tramite gli algoritmi utilizzati, il motore di ricerca è in grado di interpretare il tema sviluppato da una certa categoria e nelle pagine web che appartengono a quella categoria.

Il concetto di tassonomia trova il suo più importante esempio nelle gerarchie delle directory.

http://gabrieleromanato.com/2012/03/wordpress-scegliere-tra-tag-e-categorie-punti-da-considerare/ 

SEO

I motori di ricerca sono agnostici riguardo alle tassonomie di WordPress. Per esempio, la pagina http://coding.smashingmagazine.com/tag/css/ ha un page rank di 6 pur presentando una parola generica come tag nell’URL e pur essendo situata su un sottodominio.

Quello che realmente ha importanza è la coerenza, specificità e competitività delle parole chiave presenti negli URL o nelle pagine.

Associatività

A livello mentale i tag pongono meno vincoli rispetto alle categorie. Quando scriviamo un post mentalmente lo inseriamo in una categoria, ma poi spesso accade che mentre lo scriviamo ci accorgiamo che il post non è adatto alla categoria che abbiamo scelto e quindi vorremmo cambiare categoria. Cosa accade se non abbiamo definito quella specifica categoria?

Allora possiamo usare un tag. Man mano che i post crescono notiamo che abbiamo sempre lo stesso numero di categorie, ma un numero sempre crescente di tag. Dopo un certo numero di post notiamo anche come ci siano dei tag che usiamo molto spesso e che arrivano ad avere un numero di post associato talmente alto che potrebbero divenire una categoria.

Questo non è un errore: è la naturale tendenza del nostro pensiero a lavorare in modo associativo e libero rispetto ad una struttura rigida predefinita.

Scegliere fra tag e categorie non è una questione di stile o coerenza strutturale: è una scelta libera che dipende molto dal modo con cui organizziamo il nostro pensiero.

http://www.elicos.it/blog/luso-dei-tag-taggare-scoprire-non-ordinare 

Le categorie servono per classificare i contenuti per argomento e sono ostanzialmente “stabili”. Rappresentano quindi uno strumento utile per organizzare le informazioni pubblicate sul proprio sito; ogni nuovo contenuto verrà ricondotto alla categoria di appartenenza, eventualmente articolata secondo una modalità gerarchica a più livelli.

I tag sono delle “parole chiave”(keywords) o “etichette” da abbinare ai contenuti pubblicati, operazione questa definita con il termine “taggare”. Per una classificazione efficace è indispensabile saper scegliere i tag più appropriati, senza sovrapporre questo tipo di classificazione dei contenuti con quello basato sulle categorie. I tag sono delle etichette che l’utente assegna a ciascun contenuto in base alla pertinenza o “vicinanza” dell’argomento trattato.

I vantaggi del tag

Una caratteristica importante dei tag è che, se sono formattati come link, rappresentano un supporto utilissimo per una navigazione mirata e

veloce. Infatti, ciò permette all’utente di spostarsi tra i vari contenuti del sito tramite delle etichette linkabili. Oltre ad essere utile ed intuitiva per l’utente, la navigazione a tag in un sito può essere utile anche ai fini SEO per incrementare il traffico proveniente da motori. Questo sistema di link può essere utilissimo perché una “taggatura” accurata produce pagine “raccoglitore” che potrebbero ben posizionarsi nei motori di ricerca e ampliare l’insieme di keyword di accesso permettendo una migliore tematizzazione del sito.

http://tutorial.altervista.org/tag-che-cosa-sono-e-come-si-usano/ 

Diversi dalle categorie, i tag servono anche a specificare il contenuto di esse. Se, ad esempio, stiamo scrivendo un post sui classici cinematografici italiani, potremmo assegnare tale post alla categoria “Cinema” ed inserire come tag quei nomi e quei termini che compaiono maggiormente nel post: “fellini”, “rossellini”, “de sica”, “monicelli”, “neorealismo” e via discorrendo.

[…] Col tempo potrebbe capitare che un determinato tag risulti molto utilizzato: in tal caso, l’utente del blog può prendere in considerazione l’idea di  trasformarlo in categoria. Basterà perciò utilizzare il convertitore di tag in categorie che si trova cliccando alla voce “Importa” sotto “Strumenti” (a sinistra nel pannello di amministrazione).

http://www.mestierediscrivere.com/articolo/tagging  – datato, ma validi consigli:

Un tag è un’etichetta (per esempio: jazz, amici, cucina e così via), che può essere applicata a un elemento, sia esso una pagina web o un file musicale. Può riguardare il genere, l’argomento, l’autore, e in generale qualsiasi parola chiave associata a quel contenuto.

I tag servono per ritrovare facilmente i contenuti. I siti e le applicazioni permettono infatti di “cercare per tag” (per esempio “elenca i siti con tag cucina”) e ottenere un elenco filtrato di elementi che contengono quella etichetta.

Possono essere applicati diversi tag allo stesso contenuto, in modo da rappresentarne tutti i suoi aspetti e significati. Ad esempio, una pagina di ricette toscane potrebbe avere i tag cucina, toscana, ricette. Qualsiasi ricerca su uno di questi tag visualizzerà il sito. 

Ecco un importante vantaggio dei tag: diversi percorsi di ricerca portano allo stesso risultato, e la probabilità di trovare esattamente quello che si sta cercando aumenta.

[…] Ci sono delle regole per scegliere i tag “giusti”? 

Il tagging è ovviamente soggettivo, soprattutto quello dei contenuti personali. È anche un fenomeno piuttosto recente, le cui dinamiche devono ancora essere studiate e comprese. Tuttavia, con un po’ di buon senso e i consigli dei top taggers (gli utenti che taggano molto frequentemente), si possono trarre alcune buone regole per la scelta dei termini:

La regola base, da cui derivano le altre, è immedesimarsi nell’utente che farà la ricerca e immaginare le parole chiave che userebbe per cercare quel contenuto.

Privilegiare i tag semplici e brevi: meglio combinare diversi tag semplici che creare un tag complicato (roma, monumenti, è meglio di visita-dei-monumenti-di-roma).

Scegliere dei tag con un significato preciso e mirato (usabilità è meglio di progettazione-siti, layout-web).

Privilegiare i tag esistenti, cioè quelli già usati per altri contenuti. I tag più frequenti sono anche quelli più usati in fase di ricerca (cucina invece di ricette-speciali). Sui siti di social tagging, inoltre, usare un tag comune e molto visitato (per esempio: scrittura, italia, web) aumenta la visibilità di una notizia o un contenuto.

Evitare i tag ridondanti (web-marketing è ridondante se sono già stati aggiunti web e marketing).

Cercare di usare meno tag possibili per elemento: l’utente analizzerà tutti i tag e riuscirà a capire il significato più velocemente. (web comunicazione scrittura stile è meglio di web comunicazione scrittura stile paragrafi grassetto gerundio).

Inserire comunque almeno due tag – descriveranno meglio il significato e faciliteranno la ricerca (web comunicazione è meglio dell’unico comunicazione).