Celebriamo il World Password Day? Eccome!
Il primo giovedì di maggio, nel mondo dell’informatica, è dedicato alla PASSWORD, e questo essenziale (ma non unico!) strumento di controllo delle nostre identità digitali non viene ancora a dovere compreso, gestito e messo in sicurezza.
Quest’anno cade il il 5, e questa data in Italia è stata resa famosa da Manzoni, con la sua poesia dedicata a Napoleone, ma per i più curiosi, a spulciare la rete in giro per il mondo ci sono anche tante altre ricorrenze legate al 5 maggio.
Indice dei contenuti
Il world password day
Il “world password day” è stato inizialmente celebrato da Intel nel 2013, per incoraggiare la consapevolezza degli utenti verso questo essenziale strumento di sicurezza, ma a giudicare dagli annuali rapporti sull’uso delle password in cyber security, direi che
non solo ne abbiamo ancora bisogno, ma che ne abbiamo più bisogno che mai…
Certo, oggi il mondo IT punta a gestire in maniera più efficace, dettagliata e accurata la questione del riconoscimento personale, l’identità e l’accesso sicuro ai propri dati, ma tutte queste modalità sono estensioni di un concetto base che DEVE essere gestito e compreso al meglio dagli utenti:
La sicurezza dell’identità digitale è preziosa
Quasi quanto la sicurezza nel mondo fisico, ovviamente in modi diversi: nessuno dice che sia uguale subire una rapina pistola alla mano in casa propria rispetto ad un furto di identità.
Ma abbiamo passato troppo tempo ad ignorare i potenziali effetti devastanti nella nostra vita pratica, reale, quotidiana, di un furto di dati.
Un data breach può condurre allo svuotamento dei conti bancari, al furto di identità per commettere reati a nostro nome, ad un devastante terremoto reputazionale sul lavoro, alla dispersione dei propri dati privati, alla perdita di beni di alto valore (titoli azionari gestiti con piattaforme digitali, i nuovissimi furti di NFT, ecc.), alla perdita di dati in seguito ad un’infezione da ransomware… e la lista può continuare.
Sono tutti casi diversi, ma tutti accomunati da uno specifico fattore: la sicurezza che cerchiamo e giustamente pretendiamo dalle nostre porte blindate e catenacci, dobbiamo imparare a cercarla e gestirla al meglio possibile ANCHE nel mondo digitale.
Oppure ci faremo male. Tanto male.
Ancora oggi le password più usate sono circa le stesse di 10 anni fa, e questa NON è una buona notizia.
Il report 2021 di NordPass, azienda specializzata in sicurezza e VPN, svela le 200 password più usate nel 2020, sia nel mondo che in Italia: è una tale fiera dell’ovvio e del banale, che i criminali informatici meriterebbero probabilmente di essere un po’ meno facilitati. Un po’ come lasciare le chiavi dell’auto inserite nella portiera e un bel cartello sopra con su scritto “welcome”…
E non pensiate che il mondo dei professionisti e delle aziende sfugga a questa cosa… anche tra i dirigenti d’azienda “123456” è la password più usata.
Quindi in pratica cosa facciamo per la sicurezza?
Per le password, ecco qualche semplice ma efficacissimo passo:
- Attivare l’autenticazione a due livelli (detta anche “2FA”: Two Factor Authentication) – in pratica dopo la password arriva anche un SMS sul telefono con un codice da confermare: già questo risolve tantissimo, visto che il 99% degli accessi illegali avviene su account NON protetti da questo tipo di autenticazione forte.
- Usare password non banali (quindi NON quelle dei link precedenti!!), se possibile complesse:
- Usare password tra loro diverse per i diversi account, soprattutto quelli importanti: se avete la stessa password per tutto e vi “bucano” (anche non per colpa vostra, vedi il data breach di Facebook del 2021) un account, entreranno in tutti quanti.
- Usare programmi per gestire le password: sì, ce ne sono vari tra cui scegliere.
Qualche consiglio finale sul corretto atteggiamento
Come dico nei miei corsi:
- prudenza senza paranoia – chiedersi sempre, e senza pigrizia, se sto facendo la cosa giusta, e nel dubbio verificare PRIMA di fare la cosa;
- conoscenza dei servizi che usiamo – ho visto utenti fornire i propri dati per servizi che non hanno neppure, tipo i dati del proprio conto Unicredit a (finte) richieste BancoPosta, al grido di “non si sa mai”;
- preparazione senza dover diventare degli esperti – cercare di capire cosa bisogna fare, e informarsi per agire, nel proprio piccolo, al meglio.



