Accedibilità, accessibilità, usabilità: verso una vera progettazione universale
Indice dei contenuti
Accedibilità: la base per ogni interazione
Il termine accedibilità non è ancora normato, ma trova sempre più spazio nel lessico professionale. Si riferisce alla possibilità effettiva di accedere a un servizio o contenuto digitale, indipendentemente da elementi che esulano dalla progettazione tecnica.
I quattro assi fondamentali dell’accedibilità
- Accesso tecnico: disponibilità di connessione, compatibilità dei dispositivi, aggiornamenti software.
- Accesso economico: sostenibilità dei costi per dispositivi, connessioni, abbonamenti.
- Accesso culturale e linguistico: comprensibilità in funzione del contesto sociale, culturale e idiomatico.
- Accesso cognitivo e formativo: competenze digitali necessarie per comprendere e usare efficacemente i servizi.
In sintesi: se un servizio non è accedibile, l’accessibilità tecnica resta una promessa incompiuta.
Accessibilità: standard, norme, impatto
L’accessibilità digitale è la capacità dei sistemi di essere fruiti senza discriminazioni, anche da chi utilizza tecnologie assistive o richiede configurazioni particolari.
Normative principali di riferimento – UE e Italia
- Legge 4/2004 (Legge Stanca) e successive modificazioni
- WCAG 2.2 – W3C – Linee guida tecniche
- EN 301 549 – ETSI – Standard di armonizzazione tecnico/normativa
- Direttiva UE 2019/882 (European Accessibility Act)
Il cambiamento di paradigma: da ICIDH a ICF
Nel 1980, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) introduceva la classificazione ICIDH (International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps), che rifletteva una visione medica e individuale della disabilità: una menomazione fisica o mentale generava una disabilità, con conseguente svantaggio sociale.- Nel 2001, con la nuova classificazione ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health), lo scenario cambia radicalmente. Il modello diventa bio-psico-sociale: la disabilità è il risultato dell’interazione tra la condizione di salute della persona e i fattori ambientali, culturali, tecnologici e i mezzi tecnologici sono ora parte integrante del processo di abilitazione delle persone, portando individui he prima erano semplicemente visti in toto come disabili, ad essere inquadrati in una modalità funzionale, sociale, psicologica: insomma, adattiva, tra le abilità, le fasi della vita, le situazioni, le condizioni operative: il contesto e i mezzi diventano abilitanti o meno, a seconda di molti fattori.
Questo cambiamento ha influenzato in profondità anche il concetto stesso di accessibilità, spostandolo da questione tecnica a tema di equità, inclusione e giustizia sociale in seconda battuta, e a questione di cittadinanza attiva in ultima istanza.
Ma l’accessibilità non è solo una compliance normativa o una definizione dell’OMS. Rende i servizi digitali più efficaci per:
- persone con disabilità temporanee (es. infortunio, intervento, cataratta),
- utenti in ambienti ostili (rumore, illuminazione insufficiente, scarsa connettività),
- chi ha barriere culturali, linguistiche o cognitive (bassa scolarizzazione, stranieri, persone con dislessia o altre forme di disabilità cognitive),
- persone che usano tecnologie obsolete o non aggiornate (computer, tablet e telefoni vecchi, ma anche bancomat e chioschi digitali datati, ecc.).
Accessibility is not about disability, it’s about ability. – Sharron Rush
Usabilità: l’esperienza utente come metrica di qualità
La usabilità è definita dallo standard ISO 9241-11 come la capacità di un sistema di essere utilizzato da utenti specifici per raggiungere obiettivi definiti, con efficacia, efficienza e soddisfazione.
I tre criteri fondamentali dell’usabilità
Efficacia: l’utente riesce a compiere ciò che intende fare, ovvero: arrivo in fondo al compito prefissato?- Efficienza: quante risorse ha dovuto impiegare per riuscirci, ovvero: ci arrivo in fondo senza fare giri inutili?
- Soddisfazione: com’è stata la sua esperienza complessiva, ovvero: faccio il tutto senza dare di matto?
Un servizio poco usabile, anche se accessibile, genera frustrazione e abbandono.
Comprensibilità, semplificazione, standard: i principi trasversali
Questi tre fattori non sono opzionali: sono abilitanti per l’accesso e l’uso consapevole dei servizi digitali.
Comprensibilità
- Testi chiari, ben scritti e gerarchizzati.
- Microcopy espliciti e formati coerenti.
- Terminologia accessibile anche a chi non è esperto.
Semplificazione
- Rimozione del superfluo.
- Riduzione dei passaggi e delle richieste cognitive.
- Facilitazioni per la navigazione.
Adozione degli standard
- Coerenza visuale e funzionale.
- Utilizzo di design system condivisi (come l’ottimo Designers Italia).
- Familiarità dei pattern: ciò che l’utente ha già imparato altrove, può riutilizzarlo.
“Less is more” e KISS – Keep It Simple, Stupid non sono slogan, ma principi di progettazione universale.
Fruibilità: l’obiettivo finale
La fruibilità è l’integrazione concreta tra accedibilità, accessibilità, usabilità e principi trasversali. È la misura ultima del successo di un servizio digitale.
Quando un servizio è fruibile?
- È raggiungibile da chiunque (accedibile).
- È conforme e senza barriere (accessibile).
- È facile, rapido, soddisfacente (usabile).
- È chiaro, intuitivo e coerente (comprensibile e semplice).
Progettazione universale: perché conviene sempre
Una progettazione digitale inclusiva non è solo giusta: è strategica. Oggi, pensare che l’accessibilità sia SOLO un costo è un errore strategico di grande rilevanza: è di certo un costo, e non credete a chi vi dice che integrare l’accessbility by design e by default sia uno scherzo o non abbia costi, perché è una transizione complessa e HA dei costi. Ma ha anche vantaggi molto importanti su molti altri lati, che vanno non solo a compensare lo sforzo, ma proiettano il tuo metodo di lavoro in una dimensione decisamente più produttiva, efficace, intelligente.
Alcuni vantaggi concreti
- Normativi: conformità alle leggi, prevenzione di contenziosi, lavoro congiunto (e quindi complessivamente inferiore) tra cyber security, privacy, accessibilità.
- Operativi: servizi più stabili, testabili, manutenibili, codice riusabile, dati facilmente condivisibili, integrazione tra i sistemi interni.
- Economici: meno assistenza, meno spese di customer care, maggiore soddisfazione e fidelizzazione di utenti e clienti.
- Tecnologici: interoperabilità, compatibilità futura (robustezza), sicurezza informatica (minori e più standard superfici di attacco), flessibilità e semplicità.
- Reputazionali: migliore percezione pubblica, CSR, recensioni positive, testimonianze e advocacy del brand.
Good design is good business. – Thomas Watson Jr., figlio dell’omonimo fondatore dell’IBM

Nel 1980, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) introduceva la
Efficacia: l’utente riesce a compiere ciò che intende fare, ovvero: arrivo in fondo al compito prefissato?


