Gli accessibility overlay non risolvono l’accessibilità (ma possono peggiorarla)

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Basta un click per rendere un sito accessibile? Secondo molti fornitori di soluzioni automatiche, sì: installare un widget che “sistema tutto” sarebbe sufficiente per mettersi al riparo da obblighi legali e rendere felici tutti gli utenti. Ma è davvero così semplice?

Abstract

Gli accessibility overlay – software che si sovrappongono ai siti web per correggere automaticamente problemi di accessibilità – sono sempre più diffusi, anche nel settore pubblico. Vengono proposti come scorciatoie low-cost, spesso sostenute da promesse aggressive in termini di conformità legale, inclusione e user experience. Ma la realtà raccontata da esperti, utenti e istituzioni è molto diversa: gli overlay sono inefficaci, talvolta dannosi, e possono esporre chi li adotta a conseguenze legali.

In questo articolo analizziamo il funzionamento degli overlay, cosa promettono, perché non mantengono queste promesse, quali nuovi problemi possono introdurre, e quali sono le alternative concrete. Concluderemo mostrando perché la vera accessibilità non è una tecnologia da attivare, ma un processo da costruire.

Cosa sono gli accessibility overlay

Un accessibility overlay è un software – spesso distribuito come snippet JavaScript – che viene integrato nel sito web per aggiungere un’interfaccia dedicata all’accessibilità. In genere compare come un’icona cliccabile nell’angolo inferiore dello schermo e offre funzioni come:

  • modifica dei colori e del contrasto;

  • ingrandimento dei caratteri;

  • lettura del testo a voce;

  • navigazione semplificata da tastiera;

  • riconoscimento automatico dei ruoli semantici o delle etichette mancanti.

Alcuni overlay più avanzati dichiarano di utilizzare l’intelligenza artificiale per “correggere” automaticamente problemi di accessibilità. Ma questa azione avviene solo a livello di interfaccia: il codice sorgente del sito non viene mai modificato. E questo rappresenta un limite strutturale.

Un overlay può solo “camuffare” un problema, senza risolverlo alla radice. Appena viene disattivato – o se un utente usa tecnologie assistive che lo ignorano – il sito torna a essere inaccessibile esattamente com’era prima.

Troppo bello per essere vero? Esatto.

I produttori di overlay vendono i propri strumenti come soluzioni rapide e definitive. Basta installare il widget per:

  • ottenere la conformità automatica alle WCAG 2.2;

  • mettersi al riparo da contenziosi legali;

  • evitare costi di sviluppo e consulenze;

  • migliorare l’esperienza degli utenti con disabilità.

In alcuni casi, si parla addirittura di “ADA shield” o “compliance garantita”. Tuttavia, queste affermazioni sono state più volte smentite da studi indipendenti, autorità pubbliche e organizzazioni di utenti.

Le Web Content Accessibility Guidelines (WCAG 2.2) – il riferimento globale per la progettazione accessibile – richiedono una serie di accorgimenti strutturali, semantici, contenutistici e interattivi che non possono essere garantiti da uno strato sovrapposto.

Ogni problema complesso ha una soluzione facile, immediata e… sbagliata

I problemi che gli overlay non risolvono

Tra le principali criticità che un overlay non può correggere, ci sono:

  • immagini senza alternative testuali valide;

  • codice HTML non semantico;

  • contenuti AJAX o dinamici non annunciati correttamente;

  • moduli privi di etichette accessibili o feedback coerenti;

  • mancanza di coerenza nella struttura di titoli e sezioni;

  • testi difficili da comprendere o troppo tecnici.

Molti overlay, inoltre, interferiscono con gli screen reader, rendendo la navigazione più difficile per utenti ciechi o ipovedenti. Secondo OverlayFactsheet.com, è frequente che gli overlay modifichino dinamicamente il DOM in modi che impediscono ai lettori di schermo di interpretare correttamente la pagina.

Uno degli effetti paradossali è che un sito con overlay può diventare più inaccessibile di prima.

I problemi che invece introducono

Oltre a non risolvere i problemi esistenti, gli overlay possono introdurne di nuovi:

  • Conflitti con altri script JavaScript;

  • Sovrapposizioni con strumenti assistivi nativi del browser;

  • Alterazioni dell’ordine di lettura o del focus;

  • Raccolta di dati personali senza trasparenza, in violazione del GDPR (General Data Protection Regulation).

In alcuni casi, le interfacce degli overlay impediscono l’interazione naturale con la pagina, creando confusione, loop infiniti o letture ripetitive.

Come ha dichiarato un utente non vedente in un test condotto dal team Funkify Disability Simulator:

“Il sito funzionava perfettamente col mio screen reader… finché non è apparso quel widget ‘accessibile’. A quel punto è stato un incubo.”

Il caso accessiBe e la sentenza della FTC

Uno degli episodi più significativi a livello legale ha coinvolto l’azienda accessiBe, tra i principali produttori mondiali di overlay. Nell’aprile 2025, la Federal Trade Commission (FTC) statunitense ha emesso un ordine definitivo che obbliga l’azienda a pagare 1 milione di dollari per pubblicità ingannevole.

accessiBe aveva dichiarato che il proprio strumento “garantiva la piena conformità legale”, inducendo aziende e pubbliche amministrazioni a utilizzarlo in sostituzione di strategie accessibili reali. La FTC ha stabilito che questa comunicazione era fuorviante e dannosa.

Nel contesto europeo, la Commissione Europea ha ribadito ufficialmente che gli overlay non possono essere considerati strumenti idonei a garantire la conformità alla Direttiva 2016/2102, evidenziando la necessità di modificare il codice sorgente e adottare una progettazione universale (fonte: WebAccessibile.org).

Overlay e cause legali: un’illusione di protezione

Contrariamente alla narrativa commerciale, l’adozione di un overlay non protegge dai contenziosi. Secondo il report 2024 di UsableNet, un numero crescente di cause per violazione dell’ADA è stato intentato contro siti che avevano un overlay attivo, dimostrando che queste soluzioni non hanno alcun valore protettivo reale.

Anche in Italia, alcune PA sono finite sotto osservazione da parte di AgID per l’uso di overlay non conformi, come documentato nel position paper pubblicato su Medium (link).

Marketing fuorviante e accessibility washing

Le strategie promozionali che accompagnano gli overlay rientrano spesso nel fenomeno noto come accessibility washing: una forma di “greenwashing” applicata al digitale, dove si fa apparire un prodotto inclusivo senza esserlo davvero.

Alcune tecniche ricorrenti includono:

  • uso di bollini “accessibility certified” creati ad hoc;

  • dichiarazioni vaghe come “WCAG compliant by default”;

  • testimonianze senza verificabilità da parte di utenti o enti;

  • claim intimidatori, come “senza overlay rischi una causa”.

Queste strategie hanno l’effetto perverso di scoraggiare investimenti reali nell’accessibilità, sostituendoli con scorciatoie illusorie.

La vera alternativa: accessibilità by design

La soluzione non è un widget. La soluzione è progettare accessibile fin dall’inizio. Significa adottare un approccio strutturato, progressivo, e inclusivo:

  • utilizzare codice semantico e standardizzato (HTML5, ARIA);

  • garantire contenuti comprensibili (secondo WCAG 2.2);

  • testare l’usabilità con persone reali, anche con disabilità;

  • formare designer, sviluppatori e redattori su accessibilità e usabilità;

  • adottare un ciclo di aggiornamento continuo e partecipato.

In questo contesto, strumenti come WAVE di WebAIM o l’Accessibility Checker europeo possono supportare il processo, ma non sostituirlo.

Conclusione

Gli accessibility overlay non sono una soluzione. Sono un sintomo. Un sintomo di una cultura che cerca scorciatoie invece di assumersi la responsabilità dell’inclusione. La vera accessibilità richiede ascolto, coinvolgimento, progettazione consapevole e rispetto per gli utenti. Non è un plugin da installare. È un impegno continuo da mantenere.