Tempistiche e obblighi – niente panico ma un po’ di chiarezza
Indice dei contenuti
Obblighi reali attuali
- Il provvedimento del Garante riguarda un caso preciso, segnalato ad agosto 2020 dall’associazione NOYB, e quel provvedimento obbliga solo il sito destinatario a prendere i provvedimenti per tornare conforme, quindi NON è un nuovo regolamento, legge, o altro punto legale che obbliga di per sé tutti noi al medesimo passo.
- Quindi zero obblighi attuali per “noialtri”, obbligo di conformità entro metà settembre per il sito specifico segnalato.
Obblighi in prospettiva
- Questo tipo di azione del Garante implica un obbligo immediato da parte del destinatario del provvedimento, ma è anche un punto di partenza di un cambio intero di prospettiva da un punto di vista della giurisprudenza a livello europeo, e infatti anche gli altri garanti (NOYB ha fatto 101 segnalazioni – tra cui 5 in italia) si stanno tutti adeguando e rispondendo in maniera uniforme, ovvero che è illegale portare i dati fuori dalla UE.
- Questo quindi è un inizio di un terremoto, e ci obbliga – stavolta anche “noialtri” – a metterci in una prospettiva diversa: COME gestire nel prossimo futuro i dati degli utenti? COSA fare tecnicamente? Con QUALI strumenti? Questi sono i temi che tutti noi dovremo affrontare nel prossimo periodo.
Allora? “Panic” vs “don’t panic”
- Allora, al momento certamente siamo in “don’t panic”, ma cerchiamo di non arrivare impreparati come nel 2018, quando la maggior parte del web scoprì con orrore che aveva avuto due anni per adeguarsi all’entrata in vigore del GDPR, ma aveva allegramente ignorato la faccenda.
- Il provvedimento vale per il singolo sito segnalato, ma è solo l’inizio di una valanga, che è solo questione di tempo, ma arriverà.
Cosa possiamo fare?
Come prima cosa, dobbiamo analizzare e comprendere bene i nostri obiettivi di medio e lungo termine, ed adattare strumenti e strategie di conseguenza:
- se ho un agriturismo/business locale fisico e il sito mi serve solo per raccogliere prenotazioni e fare vetrina, allora posso tranquillamente stare SENZA quesi servizi aggiuntivi di tracciamento con sede in USA o altre zone del mondo (specie India, Cina, Australia, Russia, parlando dei servizi internazionali più frequenti), e tenermi tutto “in casa”, arrivando al limite di rinunciare del tutto al tracciamento degli utenti (quanti di voi hanno davvero usato i dati degli utenti negli ultimi anni?)
- se ho un sito aziendale e voglio conoscere un po’ meglio la mia utenza ma senza farci marketing sopra, forse Matomo o un altro analytics può essere la soluzione giusta, e posso abbandonare Analytics e altri senza troppi rimpianti.
- Se faccio attività di (re)marketing e ho bisogno di conoscere gli utenti, allora sono guai, almeno nella situazione attuale, che in ogni caso conto verrà superata a livello centrale da un nuovo accordo, altrimenti sarà semplicemente la fine del marketing digitale come lo conosciamo e torneremo al 2004 in un botto solo, e francamente gli interessi sono troppo alti perché questo avvenga: “too big to fail“, insomma…






